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CHIEDI IL RIMBORSO PUBBLICITA' INGANNEVOLE OLTRE 7.5 MILIONI DI MUTUI

 

 

Chiedi il rimborso Pubblicità Ingannevole oltre 7,5milioni di mutui stipulati dal 2003

 

l peso di un mutuo si fa ben sentire da chiunque ma ancora più se aggravato in maniera non del tutto lecita. A confermare il tutto ci ha pensato proprio uno studio effettuato dalla Associazione DECIBA che ha raccolto i dati delle seguenti irregolarità. Circa tre mutui su quattro sono irregolari, OLTRE 80% dei casi chi ha stipulato un muto a tasso variabile dopo il 2003 adesso si trova a dover pagare molto di più di quanto dovuto.

 

Oltre a questa prima analisi gratuita DECIBA è in grado di individuare altri illeciti e reati, come usura, anatocismo e indeterminatezza.

 

Attraverso IL SOFTWARE I.A.D.E dato in concessione a DECIBA dalla SOCIETA I.A.D.E SRL e possibile una verifica precisa e gratuita.

 

PREANALISI GRATUITA GARANZIA D.E.C.I.BA www.deciba.it www.deciba.it  0521/241417 Email:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  Per 

 

Per quanto riguarda la pubblicità ingannevole

Dal primo ottobre 2003 infatti, ai sensi della delibera CICR n.286 del 4 marzo del 2003 tutti gli intermediari finanziari sono tenuti a far riferimento ad un indicatore sintetico del costo che racchiude tutti le spese aggiuntive connesse al muto (interessi annuali, commissioni, spese di incasso e premi assicurativi).

 

La nota positiva è che adesso è possibile recuperare fino a 80mila euro ogni 200mila di muto erogato. Molti Istituti di credito, facendo riferimento ad un TAEG più basso rispetto a quello applicato, determinano una somma non corrispondente alla realtà (irregolarità di pubblicità ingannevole). Tale irregolarità comporta spesso il ricalcolo del piano di ammortamento sulla base del tasso minimo dei Bot, consentendo di richiedere al giudice di disporre un recupero di tutti gli interessi versati illegittimamente risparmiando inoltre su quelli futuri.

Per i clienti il ricalcolo si può tradurre spesso in cifre molto importanti: i clienti che chiedono un mutuo superiore a 50mila euro devono inoltre prestare molta attenzione ai tassi applicati che sfiorano spesso quelli usurari. Per verificare i tassi basta controllare che la somma di tutti i costi sostenuti dal cliente non superi le soglie massime pubblicate ogni e tre mesi dalla Banca d’Italia. Inviandoci i documenti potremmo effettuare una verifica.

 

Il recupero di versamento improprio può variare molto in base alla durata del finanziamento ed alla somma richiesta. In media è possibile recuperare molto denaro in caso di illecito o reato; pensiamo ad un mutuo di 30 anni di Euro 200 mila, solitamente si paga quasi il doppio. In caso di accertamento del superamento tasso soglia usura tutti gli interessi devono essere restituiti, quindi, circa 200 mila euro.

 

 

Immaginiamo se le aziende attivassero controlli specifici su conti correnti, leasing, mutui, probabilmente tale attività comporterebbe la modifica dell’intera economia aziendale.

Spesso non c’è bisogno nemmeno del Tribunale; osservando una statistica del Ministero Della Giustizia si può osservare che il 45,8% dei casi (quando la banca si presenta in mediazione) si conclude con un accordo entro gli 8 mesi. Secondo i dati dell’ISTAT, ci sono oltre 7,5milioni di mutui stipulati dal 2003 ad oggi con una media annuale di oltre 400 mila euro con predominanza di quelli a tasso variabile (scelti da oltre due terzi dei clienti).

 

I cittadini interessati a conoscere quanto sia possibile recuperare dalla propria banca possono inviare la loro richiesta via mail oppure telefonare direttamente.

Parliamo di pubblicità ingannevole, per comprendere a fondo tale fattispecie è bene avere chiaro in primis cosa s’intenda con il termine pubblicità. La pubblicità è quella forma di comunicazione a pagamento diffusa su iniziativa di operatori economici (attraverso mezzi come la televisione, la radio, i giornali, le affissioni, la posta, Internet ecc.) che tende in modo intenzionale e sistematico a influenzare gli atteggiamenti e le scelte degli individui in relazione al consumo di beni e all’utilizzo di servizi.

E’ un collegamento diretto tra prodotto e consumatore, è perciò importante capire e valutare bene la pubblicità, anche perché talvolta capita di imbattersi in messaggi promozionali che “promettono e non mantengono”, che dimenticano volutamente di inserire delle informazioni oppure le inseriscono con caratteri molto piccoli che difficilmente vengono notati. Questi casi rientrano nella fattispecie di pubblicità ingannevole, definita dall’art. 2 del D.Lgs. 74/1992 come “qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, induca in errore o possa indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, leda o possa ledere un concorrente”.

 

La normativa riguardante la Pubblicità Ingannevole può essere consultata sul sito dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, tale organo non è nuovo nel sanzionare istituti Bancari per pubblicità ingannevole , l’11 giugno 2013 con provvedimento n.24402 sanzionava banca Unicredit in quanto i messaggi pubblicitari di tale istituto erano stati ritenuti idonei a indurre in errore i consumatori con riguardo all’effettivo rendimento ottenibile dal prodotto, omettendo di fornire tutte le informazioni essenziali per effettuare una scelta finanziaria consapevole. Così come già nel 2007 decideva un risarcimento di 31.100 euro da parte di Banca intesa per aver pubblicizzato la non del tutto veritiera erogabilità di finanziamenti in sole 48 ore

 

La pubblicità ingannevole è dunque un atto contrario alla correttezza professionale. Essa è tale quando induce in errore il consumatore, influenzandone le decisioni mediante informazioni false o il mancato apporto di informazioni rilevanti. In caso di pubblicità ingannevole è necessario decidere se essa abbia causato un danno al consumatore.

85 MILIARDI REGALATI ALLE BANCHE

 

 

Il Governo ha messo la fiducia alla Camera sul decreto che regala 5 miliardi a Banca Intesa.
Altri 12 miliardi, poi, sono a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti. Un provvedimento che potenzialmente costerà alle casse dello Stato, e quindi ai cittadini, 17 miliardi di euro, accettando il ricatto di Banca Intesa che si è presa solo le parti buone di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che di fatto verranno cancellate dalla faccia della terra lasciando a casa circa 4mila lavoratori e con centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori sul lastrico.
Ma l'operazione di oggi è solo l’ultimo di una serie di regali, composta da prestiti, garanzie, risparmi e dividendi garantiti al settore bancario, veri e propri aiuti di Stato. Il tutto, ovviamente, finanziato con i soldi degli Italiani.

Parliamo, a spanne, di almeno 85 miliardi di euro.
Questa è la cifra spaventosa che lo Stato italiano ha garantito alle banche negli ultimi sei anni.
Si comincia nel 2011, con il Governo Monti, che "presta" 4,1 miliardi di euro a MPS. Soldi pubblici spesi e il risultato finale è davanti agli occhi di tutti.
Sempre nel 2011, poi, arriva il Decreto Salva-banche, che comprendeva le garanzie dello Stato sulle obbligazioni tossiche degli istituti, per un valore di 160 miliardi. Il risultato, per il settore bancario, è di 25 miliardi di euro prodotti tra il 2011 e il 2015.
Passiamo al Governo Letta, che nella Legge di Stabilità del 2013 prevede la revisione del trattamento fiscale delle perdite sui crediti, producendo un risparmio per le banche, secondo una valutazione di Mediobanca, di 19,8 miliardi di Euro.
Nel gennaio del 2014, poi, arriva il decreto che rivaluta le quote di Bankitalia. Si passa dal valore 156mila euro a 7,5 miliardi di euro e le banche socie incassano dividendi per 1.060 miliardi, pari a circa 380 milioni all’anno.

Arriva il momento del Governo Renzi, che nel novembre del 2015 approva un altro Decreto "Salva-Banche", che azzera quattro istituti del centro Italia, tra cui, guarda caso, Banca Etruria. L’esborso è di almeno 4 miliardi a carico del sistema bancario. Non sono fondi pubblici, ma è sempre un regalo ai banchieri. Mentre decine di migliaia di risparmiatori piangono lacrime amare.
Ad aprile 2016, poi, la riforma dell’articolo 120 del Testo unico bancario genera ricavi per il settore bancario pari a 2 miliardi di euro all’anno.

Infine, il Governo Gentiloni e i salvataggi degli ultimi giorni.
Prima i 5,4 miliardi per Mps, poi una cifra simile per le banche venete. E considerando i costi totali delle due operazioni (l’ipotesi peggiore di perdita sulle garanzie), l’esborso complessivo dello Stato potrebbe arrivare a 23 miliardi.
Il totale parla di oltre 85 miliardi regalati in varie forme alle banche.
Adesso sappiamo perché non ci sono mai soldi per i cittadini: vengono regalati alle banche.
Gli Italiani, grazie agli ultimi governi, pagano le tasse per salvare le banche.
Se però proviamo per un attimo a ignorare gli enormi guadagni garantiti al settore bancario e consideriamo solo i soldi pubblici effettivamente già usciti dalle casse dello Stato, e quindi dalle tasche dei cittadini, abbiamo una spesa di circa 20 miliardi.
Cosa si sarebbe potuto fare con una cifra del genere?
Cosa avremmo potuto realizzare, se il primo interesse dello Stato non fosse stato quello di favorire le banche, ma di investire per i propri cittadini?

Facciamo alcuni esempi:
- in un momento di grande crisi del mondo del lavoro, si sarebbe sicuramente potuto investire per garantire occupazione. Secondo il rapporto Cresme per ogni miliardo investito nella riqualificazione edilizia si generano 14.927 occupati.
Se quindi avessimo usato questi 20 miliardi come investimento nel settore avremmo generato ben 298.540 occupati;
- se si pensa inoltre che quotidianamente il nostro territorio è soggetto a elevate criticità idrogeologiche queste risorse si sarebbero potute investire per la riduzione del rischio idrogeologico, salvaguardando la vita dei nostri cittadini e generando ulteriori opportunità occupazionali. Si stima che per ogni miliardo investito nel settore attiverebbe 6 mila posti di lavoro. Investire 20 miliardi in tale settore avrebbe permesso di avere 120 mila occupati.
Tutto questo, però, resta solo un sogno. Quando si parla di sicurezza della vita dei cittadini italiani, di lavoro, e di tutti gli altri problemi che attanagliano gli italiani, noi siamo sempre in prima linea con proposte serie e dalla parte dei cittadini. La risposta che ci viene data, però, è sempre la stessa: non ci sono i soldi.
Quando saremo noi a governare il Paese, però, i fondi pubblici verranno usati per i cittadini, per il lavoro, per la sicurezza e per il benessere del popolo italiano.
Per dare una risposta ai nostri veri problemi.
Perché si può fare. Basta volerlo.

 

Di Giorgio Sorial 

GAETANO VILNO ATTENZIONE AGLI INVESTIMENTI IN BANCA

 

Percezione la parola chiave,spesso si individua la banca come un'entità sicura e che dovrebbe difendere i nostri risparmi e magari proporre dei buoni investimenti . 

La realtà è completamente diversa,oggi più che mai bisogna prestare molta attenzione sia agli investimenti proposti dalla banca sia a tenere semplicemente i soldi sul conto corrente. Molti hanno parlato del  bail in,nel caso la banca avesse problemi economici può compensare con i soldi dei correnti con saldo oltre 100 mila Euro . La domanda più ovvia è ... perché mai se tu banca sbagli devi prendere i miei soldi ?  Un'altro problema è conoscere i prodotti finanziari che propone la banca,in quanti sanno riconoscere un derivato da un certificates  o un'assicurazione vita infinita che in realtà non rende nulla ? 

Spesso neanche  chi vende i prodotti non conosce cosa stia vendendo,quasi sono i rischi e che tipologia di investimento proporre . Vero è che esistono dei "profili di rischio " da firmare ma se questi fossero efficaci non ci sarebbero stati i danni che abbiamo visto in questi ultimi anni . 

Il Presidente DECIBA Gaetano Vilnò esprime un allarme assoluto "attenzione agli investimenti proposti dalla banca " ogni investimento deve essere capito e comprato con le adeguate conoscenze. 

L'alternativa utile è rivolgersi a consulenti indipendenti che facciano l'interesse del cliente e non della banca,questo video vi aiuterà a capire meglio . 

https://youtu.be/Goq_Vugdzao

Ulteriori informazioni potete contattare lo 0521.241417 Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.deciba.it www.abankers.it 

 

 

 

 

Intervista a Gaetano Vilnò

D.E.C.I.BA. ha raggiunto risultati eclatanti. Perché?

Il nostro modo di affrontare la materia è molto serio, non sottovalutiamo mai il nostro antagonista, abbiamo un team che valuta il lavoro da svolgere integralmente. Quando cominciamo un’azione a tutela,  siamo convinti della strada da percorrere. A costo di peccare di presunzione, ritengo che in questa materia nessuno ci possa insegnare nulla: l’impegno continuo e la formazione costante ci hanno portato a bloccare perfino le aste giudiziarie per usura bancaria. Non è stato facile, ma ci siamo riusciti .

Quindi si vince contro le banche?

La banca vince in partenza se non la contestiamo. La maggior parte dei mutui e dei conto correnti contengono diversi tipi di illegittimità. Si parla molto di usura, ma in realtà ci sono anche altri illeciti che danno la possibilità di ricevere risarcimenti. Controllare il proprio conto o il mutuo o il finanziamento oggi è un investimento, oltre che un atto di responsabilità nei confronti della propria azienda e della propria famiglia. Sapere se la banca ha condotto il rapporto in maniera chiara e trasparente è una sicurezza. Se non è così, è giusto che almeno si sia informati sul “quanto” ci è stato sottratto e “come” fare a recuperare le somme. E poi è importante essere assistiti in maniera completa, dal perito di parte all’avvocato.

A proposito di perizie, quanto costa una perizia econometria per verificare se la banca ha preso denaro illegittimo nel conto corrente ?

Le perizie sono di diverso tipo e, di conseguenza, il costo varia. Ci sono conto correnti di 5 anni e conto correnti di 30 anni, questo incide sicuramente sul costo finale. Sono da considerare anche il tipo di perizia: stabilire un costo senza conoscere il lavoro da svolgere è molto difficile, non è nostra abitudine essere approssimativi .

La perizia è indispensabile ?

La perizia è indispensabile per il professionista, non per il cliente. Una persona non deve “comprare” una perizia, non gli servirà a nulla. La perizia serve all’avvocato nel momento in cui un’azienda o anche un privato decide di procedere contro la banca per una rideterminazione del credito o, comunque, per recuperare le somme.

Le preanalisi gratuite sono serie ?

Esprimo un parere che vale un po' per tutto: "nessuno vi regala niente".  Solitamente sono operazioni commerciali allo scopo di incentivare il cliente a decidere. Dobbiamo capire che l'analisi di mutuo, leasing, prestito è meno generalmente meno complicata rispetto all’analisi di un conto corrente trentennale, dove  la questione è ben più complessa. Ritengo che sia difficile fare un'analisi seria sul conto corrente gratuitamente. Abbiamo verificato che, dopo un ulteriore nostro controllo, spesso si hanno numeri ben diversi.

Cosa pensa di tutte queste società e associazioni nate come i funghi ?

Credo sia normale, siamo nel libero mercato, ci saranno quelli bravi e quelli meno bravi, questo accade in tutte le professioni, sta nella nostra sensibilità decidere il nostro professionista.

Come facciamo a capire se un professionista è bravo o meno ?

Molto difficile, la regola madre è una: non fidatevi di chi fa tutto troppo semplice e veloce, con le banche si vince, ma richiede impegno e lavoro molto serio e complesso.

La banca fa transazioni?

Vi posso dire i nostri dati, naturalmente ci saranno anche professionisti più bravi di noi, ma ritengo di dare una risposta ragionevole. Le transazioni ci sono spesso per conto correnti aperti prima del 2000, in questo caso l'anatocismo è sistematico e la banca quindi solitamente cerca una negoziazione. Diverso è per conto correnti aperti dopo il 2000 e per mutui e leasing. Spesso dobbiamo arrivare almeno all'atto di citazione. Successivamente, quando la Banca capisce che facciamo sul serio, allora ci sono aperture a trattare.

Chi non ha soldi non si può difendere?

La banca tende a fare questo: vi fa arrivare al limite, a non avere neanche le risorse per pagare professionisti che vi difendano. E’ mio impegno e scopo arrivare ad avere risorse interne necessarie per anticipare tutti i costi iniziali. Alcune volte riusciamo ma altre volte no, queste cause richiedono almeno tre professionisti. Per ora non abbiamo persone che lavorino gratuitamente, facciamo quello che possiamo, cerchiamo di dare giusti consigli e indicare la strada giusta da percorrere per portare a casa il risultato. Meglio non creare false illusioni nelle persone che sono già in difficoltà.

Avete progetti di ampliamento?

Ogni giorno ci chiedono collaborazioni del tipo “vendita di perizie”. Noi non vendiamo perizie. Le collaborazioni esterne sono molto selezionate, non vogliamo commercializzare in modo perverso questa materia. Il rischio di incappare in persone che pur di venderti una perizia danno informazione distorte è molto alto. Il progetto è partito, stiamo selezionando professionisti che rappresenteranno Deciba sul territorio nazionale.

Chi saranno queste persone e cosa faranno?

Saranno professionisti che vorranno dedicare parte del loro tempo a scopo associativo, persone moralmente e professionalmente trasparenti, vogliamo continuare ad essere eccellenti a tutti i livelli.

 

Intervista a Ilario Fabiano

Illeciti bancari, anatocismo, usura. Che cosa ha indotto un professionista come lei che si occupa da trent’anni di assicurazioni ad avvicinarsi a questioni così delicate? Quali sono le analogie tra i due settori?
Ce ne sono molte. Tanto per cominciare, oggi le banche si occupano anche di assicurazioni e le assicurazioni, a loro volta, stanno iniziando a sostituirsi alle banche.

Qualche anno fa (20 dicembre 2013) ha fondato, insieme a due esperti del settore degli illeciti bancari, l’associazione DE.CI.BA. Di cosa si tratta?
L’acronimo sta per Dipartimento Europeo Controllo Illeciti Bancari. Abbiamo analizzato, negli ultimi due anni, centinaia di casi con il risultato che il 70% dei mutui e dei conti correnti presenta anomalie.

Scoperte le anomalie, come si procede? Ci si rivolge al direttore di filiale?
Assolutamente no. Parlare con il direttore di filiale potrebbe essere la scelta peggiore da fare.

Che si fa allora? Lei, come segretario nazionale di DE.CI.BA, come consiglierebbe di procedere?
Le faccio un esempio: immaginiamo che un nostro associato abbia stipulato il suo mutuo nel 2000 e ci chieda di verificarne la correttezza. Prima fase: esaminare la documentazione e verificare quali illeciti siano presenti. Se vi sono gravi illeciti, si passa alla seconda fase: stesura di una perizia econometrica e legale che determini, secondo la legge, gli addebiti contestati alla banca, la quale è chiamata a risponderne davanti all’organismo di mediazione civile, ovvero l’ente preposto alla conciliazione, prima di potersi rivolgere al giudice ordinario.

Quali spese comporta una procedura di questo tipo? E soprattutto, ne vale sempre la pena? Ci illustri un esempio concreto.
Facciamo un esempio classico di un cittadino medio: mutuo di 150.000,00 euro, sottoscritto nel 2000. Una volta appurato che quel mutuo è in usura, in violazione della legge 108 del 7 marzo 1996, si può fare appello alla sentenza di Cassazione n. 350 del 09 gennaio 2013, la quale stabilisce in sintesi che se il contratto è usurario la banca deve restituire tutti gli interessi pagati sino a quel momento e deve azzerare quelli futuri.

Su un mutuo di 150.000 euro, si possono mediamente pagare altrettanti 150.000 euro di interessi?
Sì, molto probabile. Dipende poi dal singolo contratto stipulato con la banca.

Quindi il cliente, a cui è stato concesso il mutuo, potrebbe risparmiare 150.000,00 euro qualora il mutuo risultasse usurario?
Esattamente. Pur anticipando dei costi legali, ci sono ormai tante famiglie e aziende che si rivolgono a noi per supportare le loro richieste.

Non solo mutui, quindi.
Abbiamo fatto l’esempio di un mutuo, ma la stessa cosa potrebbe valere per altri strumenti finanziari come i leasing.

Moltissimi clienti hanno rapporti decennali (quando addirittura non trentennali) con le proprie banche, basati spesso su rapporti di fiducia costruiti negli anni. Non è semplice intraprendere un’azione legale contro la propria banca.
È vero. Per la maggioranza della popolazione italiana (statistiche alla mano), affrontare una banca significa spesso fare appello a una dose massiccia di coraggio perché la banca è sempre stata percepita come un’istituzione solida, un organismo inattaccabile, spesso troppo potente per i piccoli clienti, imprenditori che hanno bisogno della collaborazione della propria banca per lavorare ogni giorno, pagando i fornitori e affrontando tutte le spese che un’impresa comporta. In realtà, la banca è un semplice fornitore di servizi come il proprio assicuratore, l’amministratore di condominio e così via. Se ci sono anomalie, vanno scoperte e se ci sono illeciti bisogna difendersi. È un diritto dei clienti, supportato da una normativa di riferimento, ci sono molte sentenze che ormai lo dimostrano. Sempre più cause sono vinte dagli utenti. Basta muoversi con intelligenza e affidarsi a professionisti che analizzano il caso e che si occupano proprio di questa materia.

Ci sono ormai moltissimi avvocati o studi associati che si occupano anche di queste questioni, chiedendo talvolta dei compensi proibitivi per procedere a una perizia.
È un settore pieno di insidie e di false promesse. Per questo, l’utente deve rivolgersi a personale specializzato che valuti se e quanto convenga procedere e soprattutto che si occupi quotidianamente di queste questioni. Far valere i propri diritti è un nostro dovere, prima ancora che un diritto vero e proprio. Lo è per noi e per chi si trova a subire inconsapevolmente delle truffe che ormai percepisce come legalizzate. Se a ledere un nostro diritto è una banca, si procederà contro la banca, come contro qualunque altra persona o organismo. Perché con le banche si è così timorosi?

Per paura di perdere, immagino. Perdere tempo e denaro, oltre che la fiducia stessa della banca, cui il cliente si è rivolto per anni.
Se ragioniamo con la paura, le banche porteranno sempre avanti le proprie istanze, a discapito dei propri clienti che manterranno un atteggiamento di sudditanza. Se ognuno di noi si fidasse meno e fosse consapevole dei propri diritti e doveri, le banche non avrebbero lo strapotere che hanno invece conquistato negli anni sulla pelle dei loro clienti. Rivendicare i propri diritti si può, DE.CI.BA con i suoi professionisti lo ha dimostrato.

 

D.E.C.I.BA.

Il Dipartimento Europeo di controllo degli Illeciti bancari nasce dall’esigenza, altamente avvertita dai suoi fondatori, di tutelare sotto ogni profilo gli utenti, cittadini e imprenditori, dai più disparati abusi che ogni giorno subiscono da grandi aziende, per definizione contraenti forti, operativi soprattutto nel settore dell'intermediazione finanziaria.

In tal modo viene contrastato lo stra-potere assoluto di certi enti istituzionalizzati acquisito e consolidato nel tempo grazie ad un sistema nel quale il "controllore", nella specie la Banca d'Italia, viene gestito dal "controllato", nella specie i grandi gruppi bancari e assicurativi che ne detengono il Capitale Sociale.

Il Dipartimento, svolge, dunque, una vera azione di controllo del credito, agendo localmente nei confronti dei singoli Istituti di Credito, Finanziarie e di Leasing, secondo il noto principio di derivazione anglosassone "act local, think global".

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